La convivenza con la fauna selvatica non è sempre facile, soprattutto quando si parla di grandi carnivori. Se da una parte gli incidenti fanno maggior scalpore per la loro entità e la stazza degli animali, dall’altra la storia umana da sempre si intreccia con narrazioni e leggende legate ad animali come orso e lupo, a volte anche estremamente localizzate (una tra tante è La bestia di Cusago). C’è anche da dire che i media oggi fanno la loro parte, concentrando l’attenzione sugli eventi negativi più che su esempi positivi di convivenza.
Ma nei casi di convivenza “difficile” che qualcuno chiama “conflitto”, quei casi appunto in cui incidenti, incontri negativi, scontento di alcuni gruppi di persone e rischi per l’animale e l’uomo, i fattori e gli aspetti da prendere in considerazione sono molti. Almeno pari a tutti i portatori di interessi coinvolti, cioè quei gruppi che sono in un modo o nell’altro influenzati dalla convivenza, dalle sue circostanze, eventi ed implicazioni.
Ci si potrebbe quindi chiedere se questa complessità e tutte le opinioni, gli interessi e le implicazioni, soprattutto quelle etiche, vengano riportate nei media dando un quadro completo che possa venir letto e interpretato dai lettori. Se lo è chiesto il team dell’EthicsLab dell’Università di Padova, che, insieme all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha indagato i contenuti degli articoli pubblicati online inerenti un caso che ha scosso l’Italia il 5 aprile 2023: l’incidente, purtroppo fatale per l’uomo, che ha visto coinvolta l’orsa JJ4 (femmina di orso bruno) e Andrea Papi in Trentino-Alto Adige.
L’indagine
I ricercatori hanno identificato una serie di portatori di interessi coinvolti nel caso, cioè che potevano esserne toccati in qualche modo, e analizzato i contenuti dei media confrontandoli con un’analisi etica delle necessità e degli interessi di quegli stessi gruppi. L’analisi etica ha la peculiarità di includere nei portatori di interessi non solo gli umani, ma anche gli animali e le entità ecologiche come popolazioni, specie ed ecosistemi. Con interessi invece, l’analisi etica intende i valori, i bisogni e le necessità dei portatori di interessi e tipicamente indaga questi aspetti in riferimento a tre dimensioni: benessere, autonomia intesa come libertà, e equanimità intesa come garantire le stesse possibilità a tutti. Per semplificare la comprensione di quali possano essere questi bisogni, gli esperti di etica compilano una tabella, la matrice etica, in cui ogni colonna rappresenta una di queste dimensioni e ogni riga un portatore di interesse. E così ha fatto il team di ricerca.
Facciamo qualche esempio. Se parliamo dell’orso come singolo individuo, il suo benessere sarà legato a tre aspetti: vivere in un ambiente sicuro, evitare esperienze negative e provare esperienze positive. Curiosamente, questi tre fattori sono gli stessi che caratterizzano il benessere delle persone. Se parliamo di autonomia possiamo parlare di libertà di esprimere comportamenti specie-specifici per l’orso; mentre per gli esseri umani avremo per esempio libertà di azione ed espressione. Infine, per l’equanimità, l’individuo orso avrà diritto ad essere trattato come altri orsi, mentre gli umani a ricevere un trattamento equo rispetto ad altri esseri umani e ad un’equa distribuzione di costi e benefici indipendentemente dalla propria storia passata ed attuale.
Cosa dicono i media?
Dopo aver compilato la matrice, era giunto il momento di confrontarla con quello che i media hanno raccontato del caso JJ4. Scegliendo come periodo dal 5 aprile 2023 (data dell’incidente) al 30 settembre 2023, i ricercatori hanno raccolto tutti gli articoli che nominavano JJ4. Lo step successivo ha richiesto la lettura e l’etichettatura di tutte le citazioni dirette di tutte le persone intervistate o le cui parole sono state riportate tra virgolette negli articoli. In base al contenuto, una dichiarazione è stata etichettata come contenente aspetti di benessere, autonomia o equanimità della matrice.
Sebbene sia chiaro che nei media non si possano trovare interviste di orsi, tutti sappiamo che esistono opinioni di singole persone e gruppi che parlano per tutelare gli interessi dei singoli animali, delle specie e degli ecosistemi. E’ stato possibile individuare questo tipo di opinioni perché i ricercatori nella loro indagine si sono chiesti chi parlasse nei media, ma anche a favore di chi.
A questo punto vorrete sapere i risultati. I portatori di interessi individuati a priori e inseriti nella matrice appartenevano a nove gruppi: residenti, allevatori (inclusi apicultori), cacciatori, turisti, politici della Regione Trentino, rappresentanti del governo, biologi, professionisti e manager che si occupano di conservazione, veterinari e animalisti.
Chi ha parlato di più?
Tra i 76 articoli che parlavano di JJ4, la maggior parte sono stati pubblicati tra aprile (43) e maggio (27), per poi diminuire drasticamente. Le dichiarazioni degli animalisti sono state in assoluto quelle che hanno ricevuto più spazio, ritrovandosi in 42 articoli, seguiti dai politici della Regione Trentino, nominati in 18 scritti e dai residenti, che troviamo in 13 articoli. È interessante notare che la maggior parte degli articoli (44) riportavano le dichiarazioni di un singolo gruppo di portatori di interesse, 22 includevano due gruppi, 8 articoli tre e solo 2 articoli avevano al loro interno le parole di quattro diversi gruppi.
Per chi ha parlato?
La maggior parte delle dichiarazioni puntavano a tutelare JJ4 (128 menzioni) – chiedendo principalmente un trattamento equo – per la maggior parte (62,5%) espresse dagli animalisti. Ma negli articoli molto si è parlato anche per tutelare l’interesse generale della società umana (165 volte nello specifico) e in particolare chiedendo una gestione competente della specie, un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e un’applicazione coerente della legge.
Molti gruppi hanno parlato per sé stessi, per tutelare i propri interessi, soprattutto gli animalisti, i politici e i residenti. E ricordiamo che con interessi si intende anche per esempio un trattamento equo, la tutela del proprio benessere e il coinvolgimento nelle decisioni.
Di chi e di cosa NON si è parlato o si è parlato molto poco?
I turisti compaiono solo in due articoli, gli allevatori in uno e i cacciatori sono totalmente assenti. Meno di 10 volte ciascuno sono stati citati nelle dichiarazioni il benessere dell’individuo orso in termini di esperienze positive, il benessere socio-culturale umano, il benessere economico e psicologico. Poco si è parlato delle entità ecologiche, del ruolo ecologico della specie in merito alla sua presenza ma anche alle scelte gestionali.
Tiriamo le fila
Se da una parte il discorso pubblico tracciato dai media è chiaramente incompleto e sbilanciato, dall’altra alcuni gruppi hanno inevitabilmente una maggiore possibilità di far sentire la propria voce, per esempio perché sono organizzati e strutturati o per via dell’amplificazione tramite azioni e dimostrazioni pubbliche, attirando quindi l’attenzione dei media. Includere i punti di vista di diversi gruppi in uno stesso articolo potrebbe fornire al lettore un quadro più completo delle diverse percezioni di uno stesso contesto ed episodio.
Non parlare delle entità ecologiche come specie ed ecosistemi, potrebbe portare ad un dibattito meno consapevole. Se consideriamo inoltre che i biologi e le figure professionali che si occupano di conservazione sarebbero le più adeguate per trattare l’argomento e spiegare le motivazioni dietro alle scelte di gestione della fauna, troviamo un vuoto nella narrazione offerta dai media.
Convivere con un grande carnivoro implica dei rischi per entrambe le parti, che tuttavia devono essere comunicati costantemente e in modo trasparente a tutti i gruppi di interesse proprio per ridurre al minimo gli eventi negativi. Il suggerimento di instaurare una comunicazione costante tra il grande pubblico, le istituzioni, i media e i professionisti della conservazione era già stato suggerito in un precedente articolo pubblicato sempre dallo stesso team di ricerca sul caso M49.
Quando raccontiamo la convivenza, non dobbiamo dimenticare anche i benefici che possono essere legati alla presenza della specie, come il benessere umano in termini di esperienze positive (riportato da un turista), il valore socio-culturale, le potenziali ricadute positive economiche e i benefici ecologici. Gli scenari di convivenza sono estremamente complessi, perché appunto non riguardano un solo aspetto, né un solo interesse e bisogno, ma comprendono sfaccettature e opinioni anche opposte tra loro.
Dalla nostra capacità di saper trovare il giusto equilibrio e conciliare tutte le necessità, i valori, gli interessi e le domande, di umani e animali, espresse e non espresse, ascoltate e non ascoltate, rispettandole e accogliendole tutte in quanto legittime, dipende il futuro che vogliamo scrivere, di come è andata a finire la nostra storia di convivenza con i grandi carnivori in Italia.
Qui potete trovare l’articolo originale della ricerca.

