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Erbe pazze e mucche sempre più pazze

Foto di Francesca Codina

di Francesca e Elena

Perché alcune piante sono tossiche?

Le piante non possono scappare dagli erbivori che se ne cibano, né da altri microrganismi che le attaccano: per questo hanno bisogno di altri metodi per difendersi e contrattaccare. Uno di questi è il ricorso a mezzi di difesa chimici, tra cui la produzione di composti che risultano tossici per alcune specie animali.
Esistono naturalmente diversi gradi di tossicità, dal più lieve fino a sostanze letali per chi se ne nutre. Ricordiamo che la tossicità di una sostanza dipende dalla specie che la assume.
 

Sapevate che alcuni animali sembrano gradire alcune sostanze tanto da diventarne dipendenti?

La cosa bizzarra è che esistono appunto dei casi documentati di animali che evidenziano un comportamento intenzionale naturale nella ricerca di alcune di piante per assumerne le sostanze psicoattive, diventandone così dipendenti. In fondo in qualche modo gli animali dovranno pur affrontare la loro sofferenza (qui parliamo della sofferenza degli animali).
 

In definitiva possiamo dire che esistono animali che si drogano.

Uno dei casi più eclatanti di un comportamento di addiction (tossicodipendenza negli animali) è quello nei confronti delle locoweed (“erbe che provocano la pazzia”, da loco che in spagnolo significa pazzo). Queste sono piante selvatiche, principalmente della famiglia delle Leguminose.

Foto di Francesca Codina

Le specie colpevoli

Bovini, capre, cavalli e altri grandi animali sono i più esposti a questo tipo di eventi in quanto ingeriscono grandi quantità, soprattutto di foglie, aumentando la probabilità di incappare in piante per loro tossiche ed esponendosi al pericolo di avvelenamento o dipendenza.
 
Erbe selvatiche come l’Astragalo (Astragalusspp.) risultano essere psicoattive per questi animali, i quali sviluppano una malattia definita locoismo. Si tratta di una malattia metabolica cronica caratterizzata da vari disturbi neurologici. Gli animali che assaggiano queste piante smettono di mangiare le normali erbe da pascolo per dedicarsi alla ricerca dell’“erba pazza”. Persino i figli di madri che mangiano l’”erba matta” la ricercano in modo specifico.

Quali sintomi possono comparire?

A seconda della specie ingerita gli animali assumono comportamenti anomali come isolarsi dal resto della mandria, muoversi con andatura incerta, vacillando e di tanto in tanto possono essere assaliti da tremiti e convulsioni. In altri casi gli animali inciampano, sembrano non vedere gli ostacoli, restano con lo sguardo fisso, possono avere allucinazioni e  lanciarsi contro altri animali o esseri umani. Inoltre, come in tutti i casi di avvelenamento, si presenta una respirazione affannosa e intermittente, mentre in un bovino sano la respirazione dovrebbe essere profonda e intervallata da lunghe pause.
Molti animali affetti da locoismo muoiono, non a causa del grado di tossicità della pianta, ma per i lunghi periodi di digiuno a cui si sottopongono dedicandosi tenacemente e completamente alla ricerca delle locoweed piuttosto che alle erbe da pascolo. Se si impedisce agli animali di avvicinarsi all’”erba pazza” i sintomi di eccitazionee astinenza si riducono ma ciò non basta a guarirli dalla dipendenza, bisogna assicurarsi che l’animale non ritrovi la pianta inebriante.
 

Una dipendenza a doppio senso

Un dato sorprendente riguarda il fatto che, più gli animali mostrano interesse verso l’”erba pazza” e più questa tende a diffondersi nel pascolo. Questo ha causato l’abbandono da parte di allevatori di decine di pascoli a causa dell’ormai incontrollabile invasione di locoweed. Forse si tratta di una diffusione involontaria dei semi da parte del bestiame? Questo punto non è ancora stato chiarito.

Casi di locoismo sono stati registrati per lo più in Nord America, dove esistono persino delle cliniche per il recupero di animali “tossicodipendenti”.  Alcuni casi si sono verificati anche in altri continenti. In Europa, ad esempio, una delle erbe pazze più comuni è la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).

La sostanza responsabile del locoismo è l’alcaloide idrolizidinico swainsonina (e il suo derivato N-ossido). Recentemente è stato chiarito che la malattia sarebbe causata da un fungo endofita, che vive all’interno della pianta (in simbiosi con essa) e che produce il suddetto alcaloide. Infatti quando alcune specie vengono fatte crescere in assenza del fungo parassita, perdono il loro potere tossico.

L’allevamento intensivo può avere un ruolo in questo fenomeno?

È interessante notare come il locoismo sia stato segnalato a partire dalla fine del XIX secolo, con la diffusione dell’allevamento intensivo degli animali da pascolo. Si sta ancora indagando sulle possibili cause della propagazione del fenomeno, che potrebbero riguardare fattori ecologici come la diffusione da parte del bestiame del fungo presente all’interno delle locoweed
 
Ciò nonostante gli esperti si chiedono ancora se possa esserci una relazione che leghi il fenomeno di “tossicodipendenza” al sovraffollamento dovuto all’allevamento intensivo. In altre parole, il locoismo è un comportamento influenzato dall’uomo o è un comportamento naturale di assunzione di droghe da parte degli animali? La risposta si potrà avere solo studiando approfonditamente il fenomeno da vari punti di vista (anche da quello degli animali che si drogano).
 

E per quanto riguarda l’essere umano?

Per quanto riguarda l’essere umano, alcune “erbe pazze” sono tossiche, mentre altre a basse dosi hanno un effetto tranquillante e provocano un distacco dal mondo circostante ed ad alti dosaggi risultano eccitanti ed allucinogene. Ma tranquilli, l’uomo ha imparato da tempo a riconoscere quali piante può mangiare senza incorrere in tali inconvenienti, perciò (a parte casi rarissimi, come quello avvenuto a Milano nel 2017, in cui la mandragora era stata scambiata per spinacio e confezionata come tale da una nota azienda – la mandragora è tossica per l’uomo e ha effetti allucinogeniqui potete leggere la notizia completa) non troverete sulla vostra tavola queste erbe.
 
Non ci assumiamo alcuna responsabilità per qualsiasi uso venga fatto delle informazioni contenute in questo articolo. Non siate animali che si drogano.
 
Riferimenti

Dauncey, E. A., & Larsson, S. (2018). Plants that Kill: A Natural History of the World’s Most Poisonous Plants. Princeton University Press.

Samorini, G. (2000). Animali che si drogano. Telesterion.

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